Monastero dell'Immacolata - Castellana Grotte (BA)


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Quel 6 di Aprile...

Erano le 6:30 di lunedì 6 aprile quando siamo state raggiunte da una telefonata che ci informava del tremendo terremoto abbattutosi sulla nostra città dell'Aquila alle 3:32 di quella notte, notizia che ha provocato in noi un forte sgomento.

Subito abbiamo cercato di metterci in contatto con le nostre consorelle aquilane le quali, sebbene abbattute, smarrite e prese da forte panico, tuttavia avevamo saputo miracolosamente salve.

Molto profondo è il legame che ci unisce al monastero di S. Basilio dell'Aquila, simile a quello che unisce la madre alle sue figlie, perché è proprio da quel monastero che siamo partite nel lontano 1965 per giungere qui a Castellana. Lontano eppure tanto vicino nel nostro ricordo quell'anno!...dopo una vita vissuta insieme…
Il 6 aprile, dopo 44 anni, si presentava l'occasione di ricambiare il bene che le nostre sorelle aquilane ci avevano fatto in quegli anni lontani e, senza indugio, ci siamo adoperate perché potessero venire da noi. Così, grazie a Padre Donato, Abate dell'Abbazia della Scala di Noci, che ha messo a disposizione il pulmino della comunità, insieme a Padre Michele siamo andate all'Aquila a prelevarle. Man mano che ci avvicinavamo alla città vedevamo file di automobili che fuggivano, e forte è stato il nostro turbamento quando, da vicino, abbiamo visto la distruzione e lo svuotamento di una città ferita nell'arte, nei monumenti, nelle chiese e nelle case.

Personalmente conosco molto bene la città dell'Aquila, essendoci nata e vissuta nella giovinezza, eppure non riuscivo a riconoscerla e, a chiunque chiedessi informazioni su dove fosse la tendopoli di Piazza d'Armi, nessuno sapeva rispondermi tale era irriconoscibile. La città era coordinata dalla protezione civile e dai vigili del fuoco; completamente bloccata, inizialmente non volevano farci entrare, ma dopo aver spiegato che eravamo lì per cercare le nostre consorelle e portarle al nostro monastero, ci hanno dato via libera.

In tutta quella confusione abbiamo faticato non poco e, dopo più di un'ora, finalmente le abbiamo trovate! Erano nella tendopoli da due giorni, prive di tutto, stanche, infreddolite, eppure serene. È edificante anche per noi vedere la loro forza nonostante la loro estrema povertà, e il loro abbandono alla volontà di Dio. Chissà quale sofferenza avranno provato nel lasciare il loro monastero dopo tanti anni di vita monastica!

Pare quasi la vicenda di Abramo, invitato dal Signore a partire verso un paese che Egli stesso gli avrebbe indicato, senza che avesse alcuna certezza del viaggio, chiamato a lasciare all'improvviso ogni sua ricchezza, la sua terra, pur così amata, armato solo della sua grande fede in Dio; come per lui, così è stato per le nostre sorelle che, chiamate di notte a lasciare tutto e a fidarsi solo di Dio, sono ora giunte in Puglia, tra il calore e la solidarietà della gente del posto, che subito si è stretta intorno alla piccola comunità per recarle conforto in questo momento così duro della sua vita.

Per chi guarda con fede alle vicende umane e scorge ovunque e in ogni circostanza la sapiente mano di Dio, non pare un caso che, circa 40 anni fa, alcune di noi, che del monastero di S.Basilio dell'Aquila facevano parte, furono mandate qui a Castellana per dare vita a questo monastero che, a distanza di tanto tempo, quasi come Giuseppe, figlio di Giacobbe, che Dio aveva inviato in Egitto perché salvasse suo padre e i suoi fratelli, ora le accoglie.

La comunità, ora, si è praticamente raddoppiata, ed è bello vedere il coro e il refettorio al completo!
Quale grande segno di consolazione per loro è vedere la disponibilità e l'aiuto del popolo di Castellana che si è sempre dimostrato benevolo nei confronti del nostro monastero, e dei paesi limitrofi. Tra le persone che hanno mostrato la loro generosità, come non ringraziare il dottor Alfonso Carpinelli, medico della comunità, che si è adoperato per sciogliere tutti i nodi burocratici per dare alle monache aquilane l'assistenza medica dovuta? Come non ringraziare il nostro Vescovo, Monsignor Domenico Padovano, che martedì scorso ha voluto essere qui per dare loro una parola e un conforto proprio come fa un padre con i suoi figli, e ha offerto la sua disponibilità qualora se ne presentasse il bisogno?

Certamente sono tanti i bisogni delle monache che, per sfuggire al terremoto, non hanno avuto il tempo di prendere nulla, nemmeno l'abito, o lo scapolare con il velo, fuggendo solo col pigiama, ma la cosa più impellente è l'installazione, nel nostro monastero, dell'ascensore, poiché tre di loro, molto anziane, fanno fatica a salire e scendere le scale per andare in chiesa dalle camere dove le ospitiamo, che si trovano nell'ala nuova del nostro monastero e che, provvidenzialmente, abbiamo benedetto nella solennità dell'Immacolata Concezione del 2008.

Se Dio chiede qualcosa dà anche i mezzi perché le anime possano rispondere di sì alla sua chiamata, e noi insieme a loro confidiamo in Lui e nella sua divina Provvidenza, perché essa non venga mai a mancare, e perché la mano di Dio sostenga i fratelli abruzzesi in questa difficile prova, dando loro una speranza non costruita da mani d'uomo, destinata a cadere nei terremoti della nostra fragile esistenza, ma duratura perché fondata su di Lui.


Suor Maria Gertrude e consorelle


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